
L’ho pur sentito più volte, questo “Six”, con cui ritrovo i Black Heart dopo averli “lasciati” per quasi 10 anni, da “Three” per la precisione (mi manca tutta la produzione degli anni 2000 e forse un giorno la recupererò). E in fondo il disco mi ha, perfino, lasciato una gradevole sensazione addosso. E l’impressione di una band che si muove fra atmosfere soffuse e crepuscolari, con tocchi sperimentali e concessioni a un indie-rock (o, se preferite, alterna-rock) rassicurante, di quelli che puoi passare agli amici senza rischiare che lo schifino o, peggio, che rimangano indifferenti. Insomma, musica “che piace”.
Musica che ha già detto tutto.
Basta, mi fermo qui, ho già scritto quei luoghi comuni da cui tento di rifuggire come la peste ma il fatto che ritornino e non mi venga altro, o significa che i sono rincoglionito alla fase terminale o significa che le mie paure, rispetto a questa band, si sono materializzate tutte.
Ho amato alla follia i Black Heart Procession, anzi, ho apprezzato i loro dischi ma considero un loro pezzo tratto da “2”, “Blue Tears, uno dei pezzi più belli, struggenti e intensi degli ultimi 50 anni. Per carità, gente come Tom Waits ha scritto questa canzone almeno 100 volte ma la commistione delle voci, dell’accordion sghembo e dell’organetto claudicante la rende una di quelle “canzoni perfette” che una band compone una volta in vita ed è giusto che per quella venga ricordata. Un po’ come succede, che so, per “Teenage Kicks” degli Undertones o per la cover di “Summertime Blues” dei Blue Cheer (a proposito, nessuno di noi ha steso un necrologio per il cantante Dickey Peterson…).
E poi quella volta all’Interzona (era il ’99 o il 2000?) mi hanno emozionato sul serio. Un po’ cupi, del resto il posto lo esigeva, ma perversamente spettacolari.
Però dopo quello cosa ci poteva essere? O cambi o la finisci lì. E, se il cambiamento è questo, allora gli auguro ogni bene, fortuna, fama, gloria, denaro, etc… ma per quanto mi riguarda è finita e vado in cerca di qualcos’altro. E ora fatemi cambiare idea, datemi del cretino e parlatemi di cose che non ho notato. Non mi dispiacerebbe smentirmi.
5 commenti:
W la parte EMO dei Three Mile Pilot! W i Pinback!
Da un primo veloce ascolto non mi sembra niente di stupefacente. Certo, raggiungere vette come "2" è dura... I due album dopo "Three", ovvero "Amore del Tropico" e "The Spell" lasciali stare.
Pinback? Mai coperti, ne vale la pena?
I Pinback sono il meglio che ci sia
Io che credo che il terzo album sia superiore al secondo.
All'inizio sembra non dire molto, ma senza che te ne accorgi ti entra sottopelle e non te lo scrolli piu' di dosso.
Li vidi a Venezia, forse nel 2001, e li ho rivisti a Bologna.
Solo ora sto ascoltando Amore del Tropico e sucessivi. Vedremo...
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